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Sempre per
via del budget limitato ascoltavo in
mono, sennò i costi mi
raddoppiavano e per lo stesso
motivo molti “progetti”, sia audio che non, restavano (a
volte per fortuna?) incompiuti; ad esempio già immaginavo
lavatrici con
timer elettronici a CMOS, avevo
pure impostato uno schema e continuavo a chiedermi
perché in un era di “Commodore
64” continuassero a costruire vetusti
timer meccanici con miriadi di
camme, ingranaggi e contatti; ricordo anche la
costruzione di un paio di preamplificatori prima a bipolari
e poi con op-amp, preampli provvisti di controlli tono e
filtraggi di rito.
Mentre frequentavo gli ultimi anni di
I.T.I.S. (diploma in Elettronica Industriale, 48/60,
potevo far meglio, si dice sempre così ma lasciate che
dicano..) ho avuto i miei
primi contatti approfonditi con i tubi
elettronici, avendo comprato a parte da un compagno
ripetente un toma che li trattava, il buon vecchio
Calderini; i datasheet di
allora erano poco reperibili, poco esaustivi e le
caratteristiche anodiche le ricavavo più spesso che no da
campioni in prova, tracciandole pazientemente su
carta millimetrata; la povera
cavia a farne le spese a suon di sperimentazioni è stata una
fonovaligia della Lesa, la Rubino III (non quella presentata
nella sezione "Radiorigattiere"), il cui amplificatore con
12AX7, EL84 è stato sconvolto in tutte le maniere possibili
(ma non è mai saltato: le modifiche le facevo sempre a
ragion veduta) e riconvertito pure in amplificatore per
chitarra elettrica da esercizio per un amico. In seguito ho
abbandonato i progetti “full tube”, a parte qualche
preamplificatore o driver, per via delle difficoltà connesse
con i trasformatori d’uscita e per indecisioni sulle
filosofie in sé da seguire in ambito hifi (in buona sostanza
il suono “valvolare” come era inteso nei luoghi comuni non
mi convinceva affatto), già allora una vera babele che
andava da progetti-repliche anni ‘50
fino a pazzie ibride giapponesi.

un
amplificatore ex mangiadischi (del 1972),lustri fa lo usavo
per amplificare il walkman, da poco tempo il circuito è
stato riportato allo stato d'origine, eliminando modifiche
varie.
Non ho mai
costruito diffusori veri e propri, se non recentemente e su
progetto altrui, le prime casse commerciali che mi sono
potuto permettere erano delle JBL
serie economica TLX8 del 1992 (saranno economiche ma
500.000 Lirette del 1992
non erano poco), prima mi
arrangiavo con altoparlanti bicono o coassiali per autoradio
o di varia provenienza, montati a pannello.
Nel frattempo esplode la passione
musicale (i Doors mi aprirono veramente le porte) e
viene alla luce la mia anima
rockettara illustrata nella “Historia”. Nel giro di
pochi anni e poco prima che la moda del “Vintage”
esplodesse, mi sono dotato di una serie di tastiere
analogiche e sintetizzatori, emulatore Hammond, che
modificavo per ottenere migliori sonorità, come illustrato
nelle rispettive pagine.
L’autocostruzione (no kit,
tutti progetti propri) s’è
allora spostata verso elettroniche per impieghi musicali,
come distorsori (“Death Metal Booster”, “2Pnpalgermanio”),
preamplificatori (l’ “Upgrade” del 1995 e successive
modifiche, e l’ “Overfet” nel 2000) , modifiche di vecchie
tastiere come illustrato nelle relative pagine web,
customizzazioni di miei pedalini di effetti oppure su
richiesta di amici perché, come in hifi, il “già fatto” era
poco soddisfacente e trovavo già allora sordidi trucchi come
effetti “valvolari” in cui la
valvoletta in bella vista non partecipava all’economia
dell’effetto se non come un buffer aggiunto “scaldasuono”, o
distorsori assai valvolari dove
trovavi dentro Led che ti
tosavano il segnale; oh, com’è
“valvolare” questa distorsione!..

Il ritorno verso l’autocostruzione
hifi, ora con criteri più razionali e un po’
filo-audiofili e non più con la smania di avere “superbass”,
“loudness”, “equalizer” com’era da quattordicenne imberbe,
avviene “in grande stile” nel 2000, dopo diverso tempo che
nutrivo perplessità sulla catena audio in uso allora, fatta
di moduli commerciali 43cm, alcuni ancora risalenti ai primi
anni ’90 e le grosse JBL, pensando al fatto che i soldi che
avrei dovuto spendere per rinnovare l’impianto sarebbero
finiti al più in un cumulo di Watt e nient’altro, a meno di
non spendere cifre da mutuo. Con la rivista
Costruire Hifi entro in
contatto la seconda metà dei ’90, ordinando una serie di
arretrati ed alcuni anni dopo ne sono diventato saltuario
collaboratore, seppure ultimamente latito per ragioni
contingenti. Nel 2000 nasce il finale
TEF, s.e. a bipolari su precedente schema
sperimentale (parzialmente derivato a sua volta da un
progetto comparso su Chf) di un ampli per cuffie, nel 2003
il finale BJTube (Chf
73 e 91)
e il pre Buffe.T (Chf
74) , nel 2005 il finale TEF-R
(Chf 83) riconvertito poi nell'ottobre 2006 come BJTube MKII
(Chf 106) ed a fine
2005 ho realizzato i diffusori Scalino,
progetto di Alberto Maltese (Chf 72
e 74). Sulla stessa testata
sono comparsi peraltro altri miei articoli a carattere
musicale, come per esempio il
LesaGuitar (Chf 130).
Il recente trasloco,
avvenuto nell' Ottobre 2007 dalla città natale di
Brescia a Pineto, ha giocoforza imposto una pausa per nuove
realizzazioni, ma nel frattempo,
dall' unione della
mia ultradecennale esperienza con l'altrettanto pluriennale esperienza di
Emanuele Placidi è nato il
TEFI
Vintage Lab (il
relativo sito è in fase di realizzazione), polo di laboratori per le
riparazioni di strumenti ed amplificatori vintage.
Anno Domini 2010, un nuovo
temibile trasloco da Pineto a Casoli di Atri ha imposto un
altro stop alle attività, che ora stanno gradualmente
riprendendo.
E la Historia
Elettronica continua........

In
azione al Theremin e sintetizzatori con i TLT durante un concertino/sessione
di registrazione
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