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Nato a Brescia il 6-1-1972 come descritto nella “
Historia musicale", all’età di 2 anni, una foto datata 1974 ne è testimone, sfasciavo il registratore a cassette Grundig di mio padre, subendo un imprinting definitivo verso l’elettronica audio, verso la musica (anche se a scoppio ritardato) verso il suono stesso, ai suoi armonici, collateralmente al fascino per motori elettrici, treni (mai sentito il possente e musicale muggito di una E656 “Caimano” mentre sta spuntando un merci? Da pelle d’oca), meteorologia.

 

a 2 anni con la mia prima vittima..

A 8 anni, in occasione della prima comunione, mi sono fatto regalare un motore di lavatrice, può essere grave la cosa?..

Nel periodo in cui frequentavo gli ultimi anni delle elementari ero un tremendo calcolatore: sceglievo giocattoli “tecnologici” non per giocarci, ma al preciso scopo di smontarli e ricavarne motorini, altoparlanti, circuiti –che ancora non usavo, ma “collezionavo”- e lampadine, ma è al compimento dei 13 anni con la mia prima scatola per esperimenti elettronici Philips (che ringrazierò a vita) EE2050, che cominciai veramente a prendere coscienza sul funzionamento basilare dei componenti propriamente elettronici ed a fare conoscenza degli schemi di base; fra questi ricordo anche un finale audio SRPP equipaggiato con 2 transistor BC238 e altoparlante da 150ohm, scusate se è poco..

 

 


Il periodo a seguire è stato passato a recuperare i più disparati componenti da mangiadischi, radio e Tv rottamate perché le “paghette” settimanali, che i miei coetanei spendevano in sale videogame o simili, erano giocoforza limitate e mi consentivano solo una modesta dotazione di base.
A 14 anni ho realizzato il mio primo kit di amplificatore audio di potenza con TDA2002 in un insolito schema (reazione in corrente con carico flottante) della Else Kit, preso di peso da uno schema applicativo "low cost" pubblicato nei datasheet Fairchild: funzionava comunque (sbrodolatissimo, in “virtù” dell’alta impedenza d’uscita causata dalla reazione in corrente) e bastava per farmi sentire “forte” il walkman attraverso altoparlanti da autoradio, mentre con filtri passivi vari equalizzavo o pompavo i bassi; ho usato per anni questo kit e non s’è mai rotto anche se caricavo il TDA2002 fino ai valori limite di 1.6ohm e 18V di alimentazione. A causa delle difficoltà realizzative di induttanze per filtri crossover, ho sperimentato –senza avere alcuna informazione- la biamplificazione (medio alti con LM386, bassi con TDA2002), ritenendola a suo tempo una soluzione inusitata e senza sapere che era invece un sistema assai diffuso nel campo professionale, peraltro toccando con mano i problemi legati alla fasatura e allineamento tra woofer e tweeter.
In seguito come finali audio ho impiegato anche un TDA2030, molto più pulito del 2002, specie se fatto lavorare con carichi non troppo difficili, ed occasionalmente ho impiegato un ampli per autoradio, poi abbandonato per via della rumorosità del convertitore interno switching; mi sono passati per le mani anche parecchi amplificatorini ex mangiadischi ancora equipaggiati con transistor al Germanio, sperimentandone la loro facile irascibilità.

 

Sempre per via del budget limitato ascoltavo in mono, sennò i costi mi raddoppiavano e per lo stesso motivo molti “progetti”, sia audio che non, restavano (a volte per fortuna?) incompiuti; ad esempio già immaginavo lavatrici con timer elettronici a CMOS, avevo pure impostato uno schema e continuavo a chiedermi perché in un era di “Commodore 64” continuassero a costruire vetusti timer meccanici con miriadi di camme, ingranaggi e contatti; ricordo anche la costruzione di un paio di preamplificatori prima a bipolari e poi con op-amp, preampli provvisti di controlli tono e filtraggi di rito.
Mentre frequentavo gli ultimi anni di I.T.I.S. (diploma in Elettronica Industriale, 48/60, potevo far meglio, si dice sempre così ma lasciate che dicano..) ho avuto i miei primi contatti approfonditi con i tubi elettronici, avendo comprato a parte da un compagno ripetente un toma che li trattava, il buon vecchio Calderini; i datasheet di allora erano poco reperibili, poco esaustivi e le caratteristiche anodiche le ricavavo più spesso che no da campioni in prova, tracciandole pazientemente su carta millimetrata; la povera cavia a farne le spese a suon di sperimentazioni è stata una fonovaligia della Lesa, la Rubino III (non quella presentata nella sezione "Radiorigattiere"), il cui amplificatore con 12AX7, EL84 è stato sconvolto in tutte le maniere possibili (ma non è mai saltato: le modifiche le facevo sempre a ragion veduta) e riconvertito pure in amplificatore per chitarra elettrica da esercizio per un amico. In seguito ho abbandonato i progetti “full tube”, a parte qualche preamplificatore o driver, per via delle difficoltà connesse con i trasformatori d’uscita e per indecisioni sulle filosofie in sé da seguire in ambito hifi (in buona sostanza il suono “valvolare” come era inteso nei luoghi comuni non mi convinceva affatto), già allora una vera babele che andava da progetti-repliche anni ‘50 fino a pazzie ibride giapponesi
.

un amplificatore ex mangiadischi (del 1972),lustri fa lo usavo per amplificare il walkman, da poco tempo il circuito è stato riportato allo stato d'origine, eliminando modifiche varie.

Non ho mai costruito diffusori veri e propri, se non recentemente e su progetto altrui, le prime casse commerciali che mi sono potuto permettere erano delle JBL serie economica TLX8 del 1992 (saranno economiche ma 500.000 Lirette del 1992 non erano poco), prima mi arrangiavo con altoparlanti bicono o coassiali per autoradio o di varia provenienza, montati a pannello.
Nel frattempo esplode la passione musicale (i Doors mi aprirono veramente le porte) e viene alla luce la mia anima rockettara illustrata nella “Historia”. Nel giro di pochi anni e poco prima che la moda del “Vintage” esplodesse, mi sono dotato di una serie di tastiere analogiche e sintetizzatori, emulatore Hammond, che modificavo per ottenere migliori sonorità, come illustrato nelle rispettive pagine.
L’autocostruzione (no kit, tutti progetti propri) s’è allora spostata verso elettroniche per impieghi musicali, come distorsori (“Death Metal Booster”, “2Pnpalgermanio”), preamplificatori (l’ “Upgrade” del 1995 e successive modifiche, e l’ “Overfet” nel 2000) , modifiche di vecchie tastiere come illustrato nelle relative pagine web, customizzazioni di miei pedalini di effetti oppure su richiesta di amici perché, come in hifi, il “già fatto” era poco soddisfacente e trovavo già allora sordidi trucchi come effetti “valvolari” in cui la valvoletta in bella vista non partecipava all’economia dell’effetto se non come un buffer aggiunto “scaldasuono”, o distorsori assai valvolari dove trovavi dentro Led che ti tosavano il segnale; oh, com’è “valvolare” questa distorsione!..

 

Il ritorno verso l’autocostruzione hifi, ora con criteri più razionali e un po’ filo-audiofili e non più con la smania di avere “superbass”, “loudness”, “equalizer” com’era da quattordicenne imberbe, avviene “in grande stile” nel 2000, dopo diverso tempo che nutrivo perplessità sulla catena audio in uso allora, fatta di moduli commerciali 43cm, alcuni ancora risalenti ai primi anni ’90 e le grosse JBL, pensando al fatto che i soldi che avrei dovuto spendere per rinnovare l’impianto sarebbero finiti al più in un cumulo di Watt e nient’altro, a meno di non spendere cifre da mutuo. Con la rivista Costruire Hifi entro in contatto la seconda metà dei ’90, ordinando una serie di arretrati ed alcuni anni dopo ne sono diventato saltuario collaboratore, seppure ultimamente latito per ragioni contingenti. Nel 2000 nasce il finale TEF, s.e. a bipolari su precedente schema sperimentale (parzialmente derivato a sua volta da un progetto comparso su Chf) di un ampli per cuffie, nel 2003 il finale BJTube (Chf 73 e 91) e il pre Buffe.T (Chf 74) , nel 2005 il finale TEF-R (Chf 83) riconvertito poi nell'ottobre 2006 come BJTube MKII (Chf 106) ed a fine 2005 ho realizzato i diffusori Scalino, progetto di Alberto Maltese (Chf 72 e 74). Sulla stessa testata sono comparsi peraltro altri miei articoli a carattere musicale, come per esempio il LesaGuitar (Chf 130).

 Il recente trasloco, avvenuto nell' Ottobre 2007 dalla città natale di Brescia a Pineto, ha giocoforza imposto una pausa per nuove realizzazioni, ma nel frattempo, dall' unione della mia ultradecennale esperienza con l'altrettanto pluriennale esperienza di Emanuele Placidi  è nato il TEFI Vintage Lab (il relativo sito è in fase di realizzazione), polo di laboratori per le riparazioni di strumenti ed amplificatori vintage.

Anno Domini 2010, un nuovo temibile trasloco da Pineto a Casoli di Atri ha imposto un altro stop alle attività, che ora stanno gradualmente riprendendo.

E la Historia Elettronica continua........

In azione al Theremin e sintetizzatori con i TLT durante un concertino/sessione di registrazione

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